che ero

in effetti che ero innamorato è abbastanza semplice da dedurre:
non sentivo mai il bisogno di scegliere una determinata canzone con lei, tutte erano perfette con lei e la musica faceva solo da contorno ad una presenza idilliaca.

adesso non c’è più, e quelle stesse canzoni non riescono più a riempire i miei squarci di tempo passati in macchina.

adesso ogni canzone ha perso tutto il senso che la grande potenza dell’arte è riuscita a forgiare in essa: la perfezione.

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Roy Dogson

Sabato sera. Firenze. Due uomini si incontrano sotto l’obelisco di Boboli per parlare, per ignorare che il tempo scorri sotto i loro piedi.
Si tratta dell’uomo dal cappello di nome Cammac e dell’uomo dalla sciarpa di nome Belenrì.
Raccontano a turno di un certo Roy Dogson, cantante ormai poco noto dalle nostre parti e idee ma che ai suoi tempi era davvero troppo forte.
Così che l’uomo dal cappello comincia:

Roy Dogson ha origini americane ma ha vissuto per quasi tre quarti della sua vita attuale in Italia, diceva che l’america lo opprimeva troppo. Roy aveva abbandonato gli studi perchè diceva che lo studio lo faceva pensare, soffriva di sovrappensieri appunto, e gli apriva troppo la mente, cosa che lui ha sempre tenuta al riparo da idee stravaganti e contagiose. Roy aveva la passione per la musica e la scrittura, un pò meno per lo sport. Un giorno, mentre alloggiava al Grand Hotel di Venezia cominciò ad elaborare e scrivere delle sue canzoni, all’epoca non esistevano i computer e neppure le penne ad inchiostro dunque dovette ricorrere alla classica ma mai banale Olivetti Valentine che, come riuscì ad entrarne in possesso 10 anni prima della sua creazione resta ignoto. Le sue canzoni parlano di piante, di amore, delle colorazioni Gram, degli effetti dell’ opsonizzazione dei batteri, di freddo, del camino e della maglia termica.
Creò un album, Friarielli’s Experience, e ci buttò dentro queste 8 canzoni. Ogni canzone trattava in genere tutti i suoi argomenti e racimolò abbastanza scalpore da superare le selezioni di san remo del 1958 senza neppure gareggiare. Solo una, però, conquistò tutti i jukebox di venezia e poi quelli di praga e poi ancora quelli dell’intero continente: quella che parla della maglia termica il cui titolo è ancora vittima di revisione postume continue.
Intanto questa sera vorrei cantarti, voce e pubblico permettendo, la canzone che parla delle piante che da appunto il titolo al suo primo album: Friarielli’s Experience.

(A questo punto sembra poco chiaro cosa l’uomo del cappello disse tra sè. La verità probabilmente è che non disse proprio nulla, oppure semplicemente qualcuno sta cercando di temporeggiare perchè non ha la minima idea di cosa l’uomo col cappello disse, non solo tra sè ma anche all’uomo con la sciarpa. In realtà è andata così, perchè qualcuno era là)

Belenrì lo ascolta.
Cammac canta parlando, perchè non ha una bella voce.

Sono cose che capitano
un giorno stai bene, un giorno
non lo sai nemmeno.
Ti viene voglia di uscire e gridare che
ti manca la voce e
pure le idee per gli antipastini.
Scendi di casa, giù per le scale,
chiami l’ ascensore e lo riporti su
mentre adesso chi ride
non immagina cosa.
Esci, vai in piazza, la piazza è
desolata, ti manca il
fiato, cerchi di spiegarti ma
solo l’occhio attento può veramente
percepirlo.
La piazza è desolata
ti ricordi degli antipastini
e corri al negozio.
Il negozio è grande come un supermercato
ti accorgi che effettivamente è
un supermercato, un super
negozio, ti viene da convincerti.
Ti dirigi al reparto piante, li vedi e
e te ne innamori.
“Friarielli miei è da una vita che vi penso, sappiate che vi ho
sempre riservato spazio nei miei antipastini. Venite con me.”
I friarielli però sono stanchi delle prese in giro dei loro acquirenti
e questa volta non si lasciano acchiappare.
“Tu non hai voglia di friarielli questa sera
tu hai solo voglia di correre avanti e indietro e convicerti di
avere voglia di noi per i tuoi antipastini.”

Esci dal super negozio,
si spengono le luci,
è il tuo momento
si riaccendono,
sei triste ma
è tardi, e
torni a
casa.

Cosavogliamo?

La finzione, i film e ogni forma d’arte in un certo senso rappresentano un modo per evadere dalla nostra esistenza dimensionale nel tempo. E’ per questo che ci piacciono tanto. Immaginiamo realtà diverse perchè non possiamo fuggire dalle nostre. Vivi un’esperienza simile alla tua vita.

Alejandro González Iñárritu